Perché scrivere? Domande a cui rispondere prima di sollevare la penna

Ho una storia in mente, la scrivo.
Sono lieta per te: la tua mente sta per intraprendere un viaggio emozionante.
Ho una storia in mente, la scrivo e la pubblico.
Prima di tutto, in bocca al lupo.
Sono frasi, propositi che ascolto spesso e in molti casi comprendo l’urgenza di tirar fuori, di oggettivare, di ricordare. Scrivere è bello, è sano, a volte persino terapeutico. Ma prima di passare allo stadio seguente – ossia alla pubblicazione – è bene porci alcune domande.
Ha senso che io condivida la mia storia con il mondo dei lettori?
Quel che racconto ha certamente un enorme valore soggettivo, per me. Lo avrà anche per gli altri?
Ho le competenze per affrontare la narrazione in maniera adeguata, per costruire la trama e le singole frasi che la compongono rispettando l’italiano?
Cosa mi aspetto?
La gratificazione, la fama, la condivisione, l’apprendimento?
Scrivere è libertà, ma la libertà è anche responsabilità.

Scrivere un romanzo storico: trucchi e suggerimenti

Diciamocelo: il genere storico sta tornando di moda. Forse ha ancora pochi appassionati disposti a esplorarne tutte le declinazioni, ma spopola tra i lettori forti, che compensano la loro scarsità numerica con una consistente fame di libri. In una serie di post suggerirò alcuni trucchi e sottolineerò altrettante criticità a beneficio degli autori che hanno deciso di cimentarsi in questo genere di narrativa.
Prima puntata: il romanzo storico e i suoi nemici invisibili
immagine di Spicetree678 – uso gratuito su Pixabay

Attenzione, attenzione e ancora attenzione ai dettagli anacronistici che rovinano la magia del racconto e abbassano il valore del testo.

– Le unità di misura: che si tratti di pesi, distanze o dello scorrere del tempo… occhio! Quelle del passato non sono identiche alle nostre. Ad esempio, il sistema metrico decimale è stato adottato in Italia nel 1861, in  Francia quasi un secolo prima.
Anche nelle descrizioni figurate e nei pensieri dei personaggi, certe categorie risultano anacronistiche. Per cui, ricordatevi di esplorare un luogo palmo a palmo o in lungo e in largo; certo non ogni centimetro o al millimetro.
Attenzione anche alle descrizioni della percezione del tempo. Capì che erano trascorsi pochi secondi è una frase adatta a un contesto moderno. Tra gli Egizi o nel Medioevo, non si sarebbe “pensato” in secondi ma in istanti, attimi, soffio, stagioni, lune, semine, battito e via dicendo.
Donne dududù. Sì, ribelli ce ne sono sempre state. Ma devono restare l’eccezione e non la regola, altrimenti smettono di essere ribelli e diventano nostre contemporanee trapiantate narrativamente in un’altra epoca. A meno che non sia il sottogenere a richiedere un certo tipo di protagonista femminile, attenzione a non esagerare.
Corollario di quanto detto sono i canoni di bellezza, diversi per ogni periodo. Mentre noi siamo disposti a usare lenti a contatto colorate, alla mia matrona vengono rimproverati gli occhi azzurri, perché i romani li preferivano castani: avere “occhi di mucca”, placidi e profondi, era il massimo del fascino.

Ricordiamoci che vita sottile e sedere mascolino in altre epoche equivalevano a malattia, non ai soldi per il chirurgo plastico e il personal trainer. Ricordiamoci anche la contraccezione e i suoi limiti. Lo so, il realismo è davvero poco poetico, soprattutto in certi campi, ma il romanzo storico lo esige, altrimenti ci si può orientare su ambientazioni di epic fantasy o steam punk e prendere quel che della storia è funzionale alla nostra idea.

– La scoperta dell’America. Massima cautela quando si citano piante, cibi, animali in testi ambientati prima del 1492… Non è corretto inserire pomodori, zucchero e altro quando e dove non potevano esserci. Se c’è un’eccezione alla regola del vero, questa deve essere giustificata in maniera plausibile, credibile e in armonia con la trama. Tra l’eccezione e l’arrampicata sugli specchi c’è una differenza evidente. È sempre meglio fare una verifica ulteriore e nutrire più dubbi che certezze: il nostro mondo è cambiato sotto tantissimi aspetti, da quando Colombo ha sbagliato strada…

Questi sono solo alcuni piccoli suggerimenti per evitare anacronismi grossolani ma, fidati, nonostante la minuzia qualche svista capita a chiunque. Siate affamati, siate folli cercatori. Buona scrittura!

pillole di galateo editoriale – gli autori e i social

Intendiamoci subito: sono un’autrice anch’io. Ma prima di tutto sono una gran lettrice e un’utilizzatrice del web di vecchia data.
Quando ho pubblicato il mio primo romanzo, ho ricevuto consigli di tutti i tipi ma raramente erano anche spassionati. Essendo del parere che la conoscenza si moltiplica con la condivisione, mi fa piacere offrirvi un po’ di sincerità nuda e cruda. L’avrei voluta e la regalo in pillole su questo blog.

Lezione 1: gli autori e i social

Capita di ricevere su Facebook la richiesta di amicizia da una persona sconosciuta. Di solito, sbirciando un po’ il suo profilo, si scopre che è un autore emergente o comunque interessato all’ambito editoriale e così, per cortesia nei suoi confronti, si accetta. E, pochi minuti dopo, il novello amico ci chiede di mettere like alla sua pagina autore. Lo fa senza alcuna premessa o presentazione, senza dare a vedere di aver valutato un potenziale interesse, solo per fare numero.

Ecco, questo genere di autopromozione aggressiva sta alla voglia di leggere come il congiuntivo sbagliato all’eros: sta agli antipodi.

Se chiedete l’amicizia a qualcuno che non conoscete realmente, presentatevi.
Spiegategli perché volete aggiungerlo agli amici.
Solo dopo aver interagito quel tanto da comprendervi, chiedetegli di mettere il “mi piace” alla vostra pagina autore, esplicitando con un messaggio personalizzato le motivazioni in base alle quali pensate possa interessarlo. Lui potrà decidere di non seguirla comunque: fatti suoi. Voi avrete fatto una bella figura con un approccio educato, gradito a noi lettori.

Amici e colleghi, non è colpa vostra, lo so!
Ci sono diversi editori che, invece di contarvi i refusi, contano i followers e vi rimproverano i pochi “amici su Facebook”. Non hanno ancora capito che la vita non passa di lì e che nemmeno ci passa ogni genere di libro. La storia di Zuckberg, che con un’idea ha conquistato il pianeta, ci ha rimbambiti un po’ tutti, questa è la verità.

Non date retta a chi invita allo spam selvaggio. Meglio coltivare pochi contatti ma buoni, che siano amici o semplicemente lettori. Investite sulla qualità e datevi tempo, perché in questo settore i numeri volano via come coriandoli nel vento di fine inverno.

SM