L’algoritmo del desideri: vizi e virtù del formato digitale – parte 1

Io sono una lettrice digitale. Il che, per alcuni intellettuali, mi qualifica come di serie B o – pensato ma non detto – come “ignorante”. Che poi io su Kindle mi sia riletta vari romanzi di Dostoevskij, perché ho poco spazio, pochi soldi e mal di schiena, per tali esperti non conta: il fatto che non fumi la pipa in un salotto antico e pieno di libri mi toglie l’allure della preparazione. Eppure il digitale è un formato come un altro – veicola un messaggio, ossia il libro, che non cambia contenuto tra la carta i byte. E la modalità di fruizione, ossia la decodifica del testo scritto tramite la lettura, è la stessa – e sempre di più si va a diffondere. Perché le case sono piccole, i costi dell’ebook più contenuti,  se leggi in lingua straniera c’è il vocabolario incorporato, se fai le ore piccole hai la retroilluminazione ed eviti il divorzio, se hai problemi di vista puoi cambiare le dimensioni e il carattere del testo.
L’unica criticità del digitale è la sua reperibilità, al momento limitata agli store online. Questo richiede alcune competenze che non tutti hanno o non tutti vogliono avere – sebbene convenga  acquisirle, a prescinderla dalla scelta di usarle o meno – e delle accortezze nella ricerca. Perché, per trovare ciò che vuoi, devi fare i conti con l’algoritmo. E, mentre lo sfidiamo, lui ha già fatto i conti su di noi. In tasca e nei nostri gusti. Ma di questo misterioso terzo incomodo tra noi e l’ebook parleremo la prossima settimana.
SM

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